Sei tutto ciò che ho sempre desiderato, se devo scegliermi una tomba, voglio che siano le tue braccia.
[Black Friars - L'Ordine della Chiave; Virginia De Winter]

sabato 29 ottobre 2011

(prossima uscita) Mr Gwyn - Alessandro Baricco

Mr Gwyn, di Alessandro Baricco.
Editore: Feltrinelli
Uscita: 3 Novembre 2011
Da lafeltrinelli.it:
Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.

mercoledì 26 ottobre 2011

Black Friars. L'Ordine della Chiave; Virginia De Winter

Trama
Axel Vandember, giovane erede al trono del regno più importante del Vecchio Continente, farebbe qualsiasi cosa per amore, anche picchiare uno dei suoi migliori amici. Imprigionato nel carcere degli studenti per una rissa, il suo unico, struggente pensiero è dedicato a Eloise Weiss, la ragazza cui ha consacrato la vita fin dall'infanzia. Axel non sa che il suo mondo sta per essere sconvolto dal fatale incontro con Belladore de Lanchale, una cotrigiana dal fascino oscuro che ben presto imprigiona il ragazzo in una trama fitta di bugie e ricatti.
Mentre Axel lotta contro la seduzione del male, la città pare farsi specchio dei suoi tormenti, trasformandosi in uno scenario di efferati delitti. Protetto dalla notte, tra i vicoli non ancora illuminati dalla luce a gas di una città ammantata di atmosfere gotiche, un assassino inafferrabile uccide giovani umane e bellissime vampire. Unica traccia utile alla Magistratura incaricata delle indagini è il macabro e accurato gioco dell'omicida, che ricompone i corpi delle vittime ispirandosi a celebri fiabe: Raperonzolo strangolata dalle sue lunghe trecce, la Bella Addormentata dilaniata dal morso del principe, Biancaneve avvelenata dalla mela...

Recensione
Prequel de L'Ordine della Spada, fa luce su molti punti lasciati oscuri dal romanzo precedente. Soprattutto, si scopre finalmente nel dettaglio il motivo che ha portato tormento e dolore nell'amore tra Axel ed Eloise.
Rispetto al romanzo precedente, ne L'Ordine della Chiave si ravvisa da subito una maggiore maturità e consapevolezza, sia nello stile che nello sviluppo della trama. L'autrice, senza tradire nemmeno per un momento gli elementi così caratteristici del suo stile, riesce a farsi più equilibrata ed ancora più abile a trascinare il lettore nelle sue atmosfere dal sapore gotico ottocentesco.
I personaggi sono finalmente messi a nudo, chiarezza che aumenta ancora il loro fascino magnetico; è affascinante vedere formarsi e crescere i rapporti presentatici nel libro precedente, cosa che mette il tutto sotto una prospettiva completamente diversa.
Ad esempio, ogni azione di Axel può essere rivista ed esaminata alla luce di questo passato doloroso, le ragioni che lo muovono diventano lampanti, come lampante è che la sua unica colpa sia stata il troppo amore e una certa dose di ingenuità. Il rapporto tra lui ed il fratello Bryce, tra alti e bassi, litigi ed incomprensioni, viene bene approfondito, dandoci un quadro molto più completo e verosimile. Impossibile poi non farsi sfuggire una risata alle uscite di Gilbert Morgan e di Stephen Eldridge, che hanno sempre il pregio di alleggerire in qualche modo l'atmsofera, senza sminuire per nulla la tensione drammatica.
Accanto ai personaggi già conosciuti e ritrovati con piacere cinque anni prima di dove li avevamo lasciati, Virginia de Winter sfodera una galleria di personaggi nuovi di impressionante forza.
Prima fra tutti: Belladore de Lanchale, la cortigiana più potente di tutti i tempi. Odiosa in tutte le sue forme, fino all'ultimo incredibile colpo di scena, sa farsi detestare furiosamente dal lettore come solo i grandi personaggi negativi sanno fare.
E come non lasciarsi affascinare dal misterioso Duca della Chiave, Rafael Valance? O dall'iimprevedibilità e malizia di Damian Assange?
Inoltre, la misteriosa scia di sangue lasciata dall'assassino delle fiabe si intreccia al dramma personale di Axel: come egli perde la purezza assoluta con cui ha sempre guardato all'amore, così negli omicidi efferati che punteggiano la Capitale si dissacra l'innocenza delle fiabe.
Tutto, dalla prima all'ultima sillaba, è intrigante in questo libro.
Tutto porta a voler andare avanti a leggere ancora e ancora, e non si ha pace finché non si arriva alla fine e finalmente si hanno risposte chiare alle molte domande.
Ed i personaggi e le atmosfere, una volta chiuso il libro, sanno mancare come accade solo con le migliori letture.
Bravissima Virginia, 10 e lode.

lunedì 10 ottobre 2011

Islampunk - Michael M. Knight

Trama
Ambientato in una comune punk-islamica in quel di Buffalo (New York), il romanzo di Knight è popolato da personaggi assolutamente straordinari: Umar, musulmano punk votato all'astinenza da alcool, sesso promiscuo, tabacco e dorghe; Rabeya, femminista radicale col burqa; Jehangir, un mistico sufi che fuma erba e suona la chitarra elettrica; Muzammil, che si batte contro l'omofobia dell'Islam ortodosso. La vita quotidiana di questi ragazzi, insofferenti a qualunque forma di omologazione, è vista con gli occhi di Yusef Ali, un americano di origini pakistane che studia ingegneria a Syracuse e che alla vita nel campus preferisce quella nella comune. Tra un party estremo e l'altro, Islampunk mette in scena l'esistenza di un gruppo di giovani ribelli e sognatori, credenti ma senz'altro poco disponibili a rispettare l'ortodossia della Muslim Student Association e della vita di moschea.

Recensione
Titolo molto accattivante, prezzo simpatico (4,90€). In più, una recensione riportata in copertina lo definisce come "un romanzo irriverente, blasfemo e di irresistibile comicità". Di questo, devo dire, qualcosa ho trovato ma qualcosa no.
Irriverente? Mediamente. Blasfemo? Questi ragazzi, nonostante le loro idee originali, sono assolutamente credenti e a modo loro rispettosi di Allah - non lo definirei blasfemo, più che altro una interpretazione alternativa dell'Islam.
Irreristibile comicità? No, per nulla. Che non è per forza un male, intendiamoci. Ma sinceramente mi son trovata a sorridere circa due volte, ed entrambe le volte si trattava di un sorriso amaro. Non è comico, più che altro assurdo.
Ma andiamo un po' con ordine.
Il maggiore punto di forza di questo romanzo sono sicuramente i personaggi. Impossibile non affezionarsi a questa manica di svitati, che a detta di Jehangir sono tutti odiati dai musulmani ortodossi per varie ragioni: lui per "la birra che ha in mano, Muzammil [omosessuale che si batte contro l'omofobia dell'Islam ortodosso] per il cazzo che ha in bocca, Rabeya per il suo clitoride ancora intatto".
E prosegue, in quello che è uno de punti migliori del romanzo:
Tutti noi facciamo qualcosa di haram [proibito]. Guardateci, cazzo. Siamo quelli che sono sempre stati esclusi, ostracizzati, impauriti all'idea di essere noi stessi tra i nostri maledetti fratelli. Nessuno costruisce dei masjid [moschee] per noi. Dobbbiamo costruirceli da soli. Una merdosissima moschea per checche a Toronto, sai che sono più che d'accordo. Donne imam, che Dio le benedica. Qualsiasi cosa. Sai che non me ne frega un cazzo. Ma non facciamo il gioco merdoso in cui, una volta che siamo nel nostro ambiente, escludiamo gli altri, li emarginiamo come loro hanno fatto con noi. Vuoi una comunità solo per far sentire estraneo qualcun altro?
E questo è solo un piccolo assaggio di Jehangir, personaggio assolutamente meraviglioso, forte nel suo anticonformismo ma debole nel bisogno di vicinanza a Dio e ai suoi fratelli e sorelle; lui che da solo tiene su l'intero romanzo, praticamente.
Straordinario anche il personaggio di Rabeya, femminista convinta che porta un burqa nero adorno dei loghi di varie band della scena punk. Tuttavia, questo personaggio meritava forse più spazio, alla fine risulta piuttosto marginale ed è un peccato.
Un po' sfocato anche lo stesso protagonista, Yusef Ali: per lo più si limita al racconto di quello che gli altri hanno fatto, ma talvolta anche lui emerge con riflessioni che sarebbero state degne di qualche approfondimento.
Se i personaggi hanno grande forza, debole invece è la trama - perché non c'è. Non esiste trama in questo libro, più ci penso e meno riesco a trovarla! È semplicemente il racconto delle giornate di questi ragazzi, giorno dopo giorno, senza un filo logico conduttore. Nella seconda metà del libro c'è un debole tentativo di coesione, quando Jehangir comincia a parlare di organizzare un concerto a Buffalo di tutte le band taqwacore (punk islamico) californiane che ha conosciuto durante i suoi viaggi. Ma ho avuto l'impressione che rimanesse sempre un'idea marginale e solo accennata, finché di punto in bianco effettivamente succede, ma senza una vera e propria preparazione precedente e allo stesso tempo senza essere un vero colpo di scena. Spero di essermi spiegata.
Inoltre, altra nota semi-negativa è il glossario di arabo alla fine del libro. Mi spiego: mi sta bene - benissimo - che siano stati mantenuti dei termini e talvolta intere frasi in arabo, perché rende molto realistica la narrazione, e rispecchia bene il miscuglio culturale di questi ragazzi, che si salutano in arabo e poi parlano in inglese inframmezzando con qualche parola araba. Pregano in arabo e non sanno bene cosa stanno dicendo finché Muzzamil decide di pregare in inglese, un giorno. Insomma, è una scelta di grand effetto. Quello che non mi è piaciuto (ma qui è colpa più dell'editore che di altri) è che sia stato messo un glossario (peraltro incompleto) con la traduzione delle espressioni arabe utilizzate. Ora, non sarebbe stato molto più comodo tradurle in note a piè di pagina? Dover continuamente cercare nel glossario in fondo al libro le parole in arabo (e ce ne sono davvero tante) è noioso ed interrompe il ritmo narrativo.
Un'altra piccola rimostranza, questa volta verso la Newton Compton direttamente, è che l'edizione italiana è piena zeppa di refusi. Va bene uno, va bene due, al terzo mi danno fastidio. E pensare che di solito questa casa editrice mi piace proprio perché non ho mai trovato tanti errori ...
Ma questo ovviamente non centra nulla con il romanzo in sé.
Il quale, tutto considerato, mi è piaciuto ma non mi ha soddisfatta: perché l'idea era molto buona, i personaggi anche, e tutto poteva essere sviluppato meglio. Il signor Knight ha perso un'occasione di entrare nella storia, peccato.

venerdì 7 ottobre 2011

Pensieri sconnessi e sconnessioni pensate.

Questo blog sembra abbandonato - ma no, è solo lento.
Lento come i miei pensieri mano a mano che l'ora si fa tarda, ogni notte insonne.
Pensieri lenti e d'apparenza calma, pensieri che scaturiscono da un luogo inconoscibile.
A volte vorrei strapparmi via la mente per riposare. Vorrei spegnere qualsiasi stimolo e dormire. Ma tanto varrebbe morire, allora. E di morire ancora non mi va, grazie tante.
E invece di blaterare sulla consistenza dei miei pensieri, dovrei scrivere quella recensione (quel mezzo migliaio di recensioni) a libri letti e più o meno amati.
E invece no, perché sono pigra.
E lenta.

lunedì 7 febbraio 2011

A Single Man

A Single Man. Uno di quei film che non ti aspetti, semplicemente perché non credi che possa davvero esistere qualcosa del genere.
Anche sforzandomi, non riesco a smettere di pensarci: continuano a tornarmi davanti agli occhi della mente le immagini, le parole, la luce.
Le immagini. Le immagini sono davvero la chiave di questo film, come in un film dovrebbe essere sempre, ma come ormai è solo raramente. I primi piani, gli occhi, le mani. L'inchiostro nero sparso sul lenzuolo bianco. I bambini che ridono e saltano nel giardino di fronte. George che corre da Charley, disperato, lei lo abbraccia, lo consola, ma non senti le loro parole, perché tutto ciò che senti è il rumore della pioggia battente, il rumore della pioggia che cade fuori e dentro George. Eppure lo sai, ciò che stanno dicendo lo sai benissimo, e lo sai da sempre.
E quella foto di Jim in cassaforte, e quanto punge ancora. E sul divano c'erano due cani, due libri, due uomini e una vita. E quelle parole non dette e chiare e lampanti e a volte a che serve parlare tanto?
Le parole, sì. George ha tutte le risposte, tutte le risposte per gli altri. Jim non ha più parole se non in ricordi più vicini del presente. E tutte le parole che ha Kenny sono legate a un punto interrogativo. Non c'è poi così tanto posto per le parole: sopravvivono solo quelle fondamentali, in una lotta senza gentilezze, sopravvivono affaticate, a volte non sembrano nemmeno troppo sicure di voler uscire allo scoperto. Fa male pronunciarle, sono cose di cui bisogna parlare ma che è impossibile dire. Però quando infine vengono fuori, fanno luce.
La luce, già. Questa luce da cui George scappa, più o meno consapevolmente. Questa luce che avvolge il resto, questa luce che lo lascia grigio. Questa luce che lo sfiora, carezza, abbraccia, però solo di tanto in tanto.
E' una buona luce, per scrollarsi finalmente di dosso la cecità.
Una buona luce per decidere, infine.
Una bella luce. Ma bella da morire.

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A Single Man (2009)
Regia: Tom Ford
Interpreti: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode
Sito ufficiale

martedì 11 gennaio 2011

Le Beatrici - Stefano Benni (prossima uscita!)


Titolo: Le Beatrici
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Pagine: 96
Data di uscita: 26 gennaio 2011
Trama (da lafeltrinelli.it):
Otto monologhi al femminile. Una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un'adolescente crudele e una donna-lupo. Un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno "spartito" di voci, un'opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione. Tra un monologo e l'altro, sei poesie e due canzoni.
Sinceramente? Non vedo l'ora. Mi prudono le mani. Non sto più nei collant, come direbbe la cara Lucianina. Perché ogni libro che leggo di questo scrittore è un tuffo da mozzare il fiato in un mare inesplorato. Ed io adoro scoprire nuove acque in cui nuotare.
Da questa breve descrizione, poi, deduco facilmente che sarà memorabile quanto tutti gli altri libri di Benni che ho letto. E quelle poesie e canzoni tra un monologo e l'altro non fanno che aumentare a dismisura la mia impazienza: le poesie di Benni sono qualcosa che ti capita per le mani una volta nella vita, e non sono mai come te le aspetti.
Fremo!

sabato 8 gennaio 2011

Uno studio in rosso - Arthur Conan Doyle

Mi è sempre piaciuta la figura di Sherlock Holmes, ho sempre trovato praticamente infallibile lo stile di Arthur Conan Doyle - eppure, curiosamente, non avevo mai letto il primo romanzo in cui compare l'investigatore, pur avendo letto molto del resto, soprattutto i racconti. Approfittando dell'insonnia galoppante, delle vacanze di Natale (in cui facciamo finta che io non dovessi studiare) e della mia adorata nonnina che mi ha regalato l'edizione completa di tutte le opere su Holmes, mi sono senz'altro buttata a capofitto nella lettura di Uno studio in rosso.
Credo che quando si inizia a leggere un romanzo di Conan Doyle, per quanto si possa conoscere lo scrittore e i suoi personaggi, per quanto ci si possa sentire preparati, non lo si è mai veramente.
All'improvviso, dopo 30 secondi che avevo aperto il libro, non ero più sdraiata sul mio letto sepolta sotto lo scialle da Nonna Papera, ma nel bel mezzo della Londra vittoriana brulicante di vita e crimine; e poi, nel brevissimo spazio di tempo che occorre per girare una pagina, ero improvvisamente nel Far West, oltremodo confusa e disorientata ma completamente assorbita. Infine, sballottata di nuovo a Londra, 221b Baker Street, nelle mie narici l'odore del tabacco di Holmes che si sostituiva a quello della polvere della Terra dei Santi.
A volte, mi viene da pensare che alcuni libri ti risucchino in modo violento, morboso, inspiegabile - quasi malsano - al solo sfiorarli con gli occhi. Come se avessero vita e forza proprie; credo fermamente che sia così, quella che era una fantasia di bambina appena iniziata alle meraviglie della lettura si è radicata nel mio cervello fino a convincere anche questa giovane adulta che sono diventata che deve essere così.
Ebbene, comunque sia, tutti i racconti e romanzi su Sherlock Holmes hanno quest'effetto, ma Uno studio in rosso in modo particolare. Inoltre, oltre ad essere dannatamente suggestivo ed evocativo, come sempre mi ha divertita immensamente tentare di risolvere il caso imitando grossolanamente il metodo deduttivo di Holmes (e puntualmente andando incontro a miseri fallimenti).
Ma parliamo di Sherlock Holmes. Come si può definire questa mente eccelsa, questa figura sottile e agile, questa pipa ambulante, quest'occhio affilato, questa genialità prorompente, questo pessimo carattere, senza usare le parole chiave, le uniche che possano riassumere tutto quest'uomo in poche sillabe: "Personaggio Perfetto"? Sì. Mi piace leggere, e ho letto abbastanza da riconoscerne uno quando lo vedo. Un Personaggio Perfetto, dico. E con "perfetto", non intendo certo amabilissimo, eroico, affascinante eccetera - quello sarebbe un pessimo personaggio, per come la vedo io. No: Sherlock Holmes è perfetto perché è costruito con ammirevole (e, dico io, maniacale) precisione, con un'attenzione stratosferica ad ogni minimo dettaglio (niente è lasciato al caso); nessuno potrebbe pensare di poter mai incontrare qualcuno come Sherlock Holmes, ma la sensazione che a me è rimasta è che con una buona macchina del tempo e la città giusta mi sarei potuta imbattere in Sherlock Holmes in persona. Non perché in lui l'autore abbia messo elementi particolarmente verosimili, anzi; piuttosto, perché di lui sappiamo tutto, ogni dettaglio delle sue giornate, ogni tappa dei suoi ragionamenti. Solitamente non subito, ci viene data una possibilità - se così si può dire - di arrivarci con la nostra testa, fino alla fine non sappiamo nulla di quello che pensa Holmes pur sapendone ogni mossa; ma infine ci viene svelato ogni minimo dettaglio di ciò che ha pensato (così da poterci sentire largamente umiliati). E chiudendo il libro ne sappiamo così tanto di lui, che potremmo senza difficoltà credere che esista o sia esistito davvero questo consulente investigativo. Ma a causa della sua genialità, proprio perché lui è il Personaggio Perfetto, non ci sogneremmo mai di pensare nemmeno lontanamente che possa esistere qualcuno che gli somigli.
Tutto questo - e volendo molto di più - Arthur Conan Doyle riesce a condensarlo senza mai sacrificarlo in un breve romanzo, in quasi metà del quale Holmes non compare nemmeno, poiché occupata dalla narrazione della storia di Jefferson Hope. L'assassino. Questo assassino, che non è semplicemente una macchia scura, simbolo del "male", che si aggira ai margini del romanzo, incentrato invece sul "bene" - no, niente di tutto questo. Jefferson Hope è un personaggio profondo e definito, quasi romantico nella sua avventurosa e sventurata vita, nel suo amore sconfinato e tragico, nella sua sete di vendetta implacabile. Un unico scopo gli rimane nella vita, vendicare la morte della sua fidanzata, e quello persegue finché non lo porta a termine. Muore pochi giorni dopo, come se la provvidenza, il destino o chicchessia gli avessero lasciato appena il tempo di compiere la sua terribile vendetta. Come se, in fondo, tutti parteggiassero per lui. Mi è venuto spontaneo commuovermi al suo racconto, mi è risultato impossibile non sentirmi coinvolta e toccata da quella forza inesauribile, quella tenacia, tutto generato da un amore.
Per la prima volta in vita mia, il mio animo Romantico è stato soddisfatto da un libro giallo.
Credo che sia eccezionale, ma in fondo questo è Arthur Conan Doyle: sempre imprevedibile, sempre impeccabile, sempre coinvolgente fino all'esaurimento nervoso (del lettore, ovviamente). Sempre eccezionale, sotto ogni punto di vista.